Davvero – Paola Barbato & Co.

Dopo aver letto Il Filo Rosso ho atteso (inutilmente, sino a ora) l’uscita dei romanzi di una trilogia cui stava lavorando e di cui aveva parlato sul suo (chiuso poco dopo che ne scoprì l’esistenza, giusto per rimarcare la mia notevole e nota sfiga) blog e aver cercato periodicamente informazioni su possibili nuove pubblicazioni da parte di quest’autrice che io adoro (le devo dedicare un post monografico qui o al WD, prima o poi) mi ritrovo a quest’ora a scriverne perché finalmente, dopo settimane, mesi, anni (tenete conto che Il Filo Rosso è del 2010) Google si è degnato di segnalarmi (perché io guardo una volta a settimana se ci sono novità, ma quello stronzo mai una volta che mi abbia messo tra i risultati questo “Davvero”, sempre a linkarmi i blog dedicati ai romanzi della Barbato che ormai conosco da cima a fondo, stava…)  una nuova attività (iniziata l’anno scorso, da quanto capisco da una lettura superficiale delle notizie in merito) della Barbato che sino a oggi io non conoscevo: il fumetto online “Davvero”.

Non ne so ancora niente, non ne capisco ancora niente (anche quella disgraziata di San Wiki da Pedia è stata aggiornata solo da poco, perché pur lurkando anche la pagina dedicata alla Barbato non si accennava da nessuna parte a questo progetto) perché a quest’ora dovrei dormire e non googlare il nome dei miei autori preferiti, però ho intenzione di approfondire il tutto e finalmente prendere una boccata d’aria leggendo qualcosa su cui ha lavorato la Barbato.

E non ditemi “Ma ha sceneggiato alcuni ottimi Dylan Dog dal 2010 a oggi!” lo so, ma purtroppo non ho potuto comprare gli albi su cui ha lavorato quindi è una nota dolente che non voglio affrontare, specie dopo la chiusura di megaupload (c’erano tutti i Dylan caricati sopra, avrei potuto recuperare decine di storie che oggi sono o introvabili o in vendita a prezzi proibitivi… sigh and sob…) quindi mi accontento di questo fumetto online a cui già da ora, prima di leggerlo, cercherò di dare tutto il supporto possibile.

So già come fargli arrivare qualche migliaio di lettori…

EDIT: si vede che è tardi, non ho linkato da nessuna parte il fumetto, ecco i link utili.

Pagina Facebook di Davvero (piacizzatela, ve lo ordino con l’autorità conferitami da me stesso medesimo)

Sito di Davvero che già mi piace pur trattando un tema che non dovrebbe essermi congeniale, ma io sono una persona strana e leggo tutto.

Parola di Lovecraft – Tutti gli scritti autobiografici

Post mattutino dato dalla mia mancanza di sonno: la newsletter di IBS che indica la pubblicazione di nuovi libri in base agli interessi segnalategli è cosa buona e giusta, dato che ogni tanto tra le infinite ristampe indica materiale nuovo.

Parola di Lovecraft - Tutti gli scritti autobiografici del maestro della letteratura fantastica è potenzialmente un grandissimo testo su Lovecraft, perché potenzialmente? Perché il rischio che riproponga materiale già tradotto in italiano è abbastanza alto.
Se dovesse essere così, spero almeno che sia materiale di non facile reperibilità, così da aumentarne il valore pratico come contrappeso alla mancata introduzione nel mercato italiano di nuovo materiale lovecraftiano.

Che i Maya ce la mandino buona!

Universo Dracula

Dovevo fare un post complesso, articolato e ricco di informazioni a tema “Vampiri” giusto per sfogarmi un po’ contro la piega che la narrativa odierna che va più di moda ha fatto prendere a una creatura delle tenebre (trasformandola in una macchietta di pseudo-fantasy che di fantasy hanno giusto l’etichetta) ma la raccolta di materiale si è rivelata leggermente… esagerata.

Quindi, mentre strutturo un qualcosa che è più di un post ma meno di uno pseudo-saggio (e sottolineo pseudo), faccio un post con sempre un vampiro dentro, che però si limiti a indicare un po’ di romanzi interessanti (o che mi piacerebbe leggere) ambientati nel suo universo.

La fama del Dracula di Stoker ha convinto molti autori che giocare in quell’universo avrebbe loro garantito una buona storia (e buoni guadagni, bisogna ammetterlo) e di conseguenza di titoli che sono ambientati prima o dopo il Dracula (o di romanzi ambientati contemporaneamente che esaminano il tutto da un altro punto di vista) non ne mancano.

Ma iniziamo:

Il libro di Renfield, di Tim Lucas: come si intuisce questo libro si concentra sulla figura di Renfield, lo ricordate? Il pazzo nel manicomio, quello che mangiava gli insetti, quello che nei film parodiaci di Leslie Nielsen era interpretato da un divertentissimo Peter MacNicol? Se sapete di chi sto parlando e siete sempre stati curiosi di sapere di più su questo personaggio (come me) questo libro fa per voi.
Tutto il racconto (strutturato ricalcando il diario del Dottor Seward nel Dracula, tant’è che in alcune sezioni, appositamente evidenziate, vengono esposte proprio delle frasi e degli appunti del romanzo originale, così da integrare del tutto il libro di Tim Lucas con quello di Bram Stoker) è incentrato sul passato di Renfield, raccontato da quest’ultimo al Dottor Seward durante le loro sedute e che nel Dracula non trova spazio.
Questo romanzo si è rivelato più piacevole del previsto e l’oggetto libro (appartenente alla vecchia guardia della Gargoyle) è davvero piacevole da tenere in mano e leggere, se siete curiosi buttateci un occhio.

Dracula in love e La sposa vampiro: non li ho letti e li conosco solo di nome, so che ci dovrebbe essere un terzo romanzo analogo (con la storia di Dracula raccontata dal punto di vista di Mina) che è quello che mi ha incuriosito di più ma di cui tragicamente non ricordo il titolo (mentre questi due risultano citati da più parti) ma ho deciso di segnalare comunque questi due libri (che mi fanno preoccupare, oltre a incuriosire vagamente).
Il plot “raccontare Dracula dal punto di vista di Mina” mi intriga, ma ho la completa consapevolezza che tra lo scrivere un buon romanzo gotico con un’ottima protagonista femminile e lo scrivere un paranormal romance con una Mina con le manie adolescenziali di una ragazzina degli anni duemila cui l’unico interesse è ciò che sta tra le gambe del vampiro il confine è labile.
Se avrò modo di leggerli, darò una possibilità a questi romanzi, per vedere a quale dei due estremi si avvicinano di più (Dracula in Love è quello di cui ho sentito parlare meglio), incrociando le dita nella speranza che stiano il più lontano possibile dall’altra sponda del fiume.

Il Diario del Professor Abraham Van Helsing, di Kupfer: come si evince dal titolo stavolta la storia la racconta Van Helsing (quello vero, non il tipo del film), il romanzo strizza l’occhio agli apocrifi su Holmes con “un manoscritto ritrovato in una soffitta” che pare essere il diario del famoso Professore.
La storia non si concentra sugli eventi del Dracula ma su ciò che accadde prima e ciò che accadde dopo, su come Van Helsing conobbe i vampiri al punto da saper cosa fare contro Dracula (che nel romanzo non appare, se non per vaghi accenni a un “dopo” quando Van Helsing annota il motivo per cui nel suo diario è presente un buco cronologico considerevole, corrispondente al periodo in cui Van Helsing si trova a Londra a combattere il Principe dei Vampiri) e su come, forse, conobbe la potenziale creatrice di Dracula (strizzando l’occhio a un altro famoso romanzo vampirico).

Menzioni particolari

Anno Dracula, Il Barone Sanguinario e Dracula Cha Cha Cha (non linko le singole edizioni, anche perché per trovarle si ha più fortuna con eBay e vie alternative né linko la wiki italiana, abbastanza povera in proposito) di Kim Newman: di questi romanzi non so assolutamente nulla (ho rifiutato di sapere quasi ogni cosa) se non che rientrano nel genere ucronico o del what if chiedendosi “Cosa sarebbe successo se Dracula avesse trionfato sul gruppo di Van Helsing?”.
Li leggerò, prima o poi, perché mi incuriosiscono moltissimo (e anche per questo ho voluto saperne il meno possibile, per non rovinarmi nessuna sorpresa, nel bene o nel male).

La Lega degli Straordinari Gentlemen, di Alan Moore: ho linkato wiki per la trama e non mi dilungo dato che è probabile che in molti conoscano quanto meno il film che è stato tratto dal fumetto, lo segnalo per la presenza di Mina.

Per ora mi fermo qui, ci sono altri romanzi e racconti ambientati nell’universo di Dracula, che mi riservo però di segnalare in un futuro (forse) secondo post a tema.

Il Curioso Caso di Benjamin Button – Il racconto

Ieri sera ho visto per caso gli ultimi minuti del film omonimo, così, preso da una vecchia curiosità che non avevo ancora saziato sono andato a cercare il racconto da cui il film è tratto o meglio: in quale raccolta italiana (se ve n’era una) era incluso.

Ho avuto fortuna, dato che il racconto fa parte della raccolta “Racconti dell’età del Jazz” di Fitzgerald tradotto in italiano in un edizione integrale della Newton & Compton, la fortuna qual è? Che il grosso dei volumi di classici della N&C esiste anche in eBook economici (1,49€) e la cosa mi ha permesso di acquistare il volume e di leggere il racconto a tempo di record (magie dell’era digitale).

Così è come viene visualizzato l'intero volume, si notano gli ampi margini?

Ora, prima di parlare del racconto, una premessa su questo eBook: ne ho visti di impaginati meglio, anche dalla stessa N&C, credo che questo volume abbia subito qualche problema in fase di conversione, perché il testo su qualunque lettore io lo abbia provato (da quelli per pc all’e-reader al lettore integrato in Firefox) appare in una stretta colonna con dei margini assurdamente ampi.
Pur essendo vero che c’è roba fatta peggio, questa si è rivelata abbastanza fastidiosa da costringermi a rivolgermi a Sigil per sistemare un po’ il formato del racconto e poterlo leggere senza problemi (mi dava fastidio vedere quei margini vuoti).

Questo invece è Gente di Dublino, sempre pubblicato dalla N&C, vedete la differenza?

Ma bando alle ciancie e ciancio alle bande che non siamo qui a pettinare i rododendri (quasi cit.), tutti più o meno conoscono la trama del Benjamin Button: un uomo nasce vecchio e muore bambino, tema usato anche in un romanzo più recente (wiki mi dice del 2004) da tale Andrew Sean Greer, che io non ho la più pallida idea di chi sia ma di cui ho intenzione di leggere il romanzo (Le Confessioni di Max Tivoli, edizioni Adelphi).
Tutto qui? Sì, di base sì, il breve (dal e-Reader mi risultano ventidue schermate, con le impostazioni standard;  io a occhio direi che sarà lungo sulle quindici cartelle ma non ho controllato di preciso, quindi è abbastanza probabile che mi sbagli) racconto di Fitzgerald  è un testo molto cinico e diretto, non vi vengono raccontati tutti i particolari della vita di Benjamin, ma una serie di episodi riguardanti la sua nascita e la sua infanzia (tragicamente divertenti le reazioni delle infermiere e del medico di famiglia alla nascita del settantenne neonato, tutti scandalizzati e a incolpare il povero Roger Button di quello “scandalo” che avrebbe “rovinato la reputazione dell’ospedale” tanto che il medico, sino ad allora medico curante della famiglia Button, lascia la famiglia e afferma di “non voler più sentir parlare” dei Button, generazioni future, presenti o passate che siano o ancora le lamentele di Benjamin, a proposito della copertina e della pretesa delle infermiere di fargli mangiare del latte in un biberon, oppure la fissazione di Roger Button di far comportare Benjamin come un bambino regalandogli un sonaglino, che questi è costretto a scuotere durante il giorno per mantenere “l’illusione” della sua giovinezza) i suoi dodici anni quando “è diventato grande” e pretende che il padre gli permetta d’indossare i pantaloni lunghi, i venti quando cerca di accedere a Yale e quando conoscerà la futura moglie, Hildegarde e così via, sino al finale, che non so se definire triste o allegro, negativo o positivo.

In pochissime pagine, in pratica, ci viene raccontata la vita di un uomo straordinario in un tempo così ordinario (tanta l’estremizzazione, calcolata, data la società dell’epoca, delle reazioni della gente, così attaccata alle apparenze e al timore degli scandali da risultare grottesca) da non comprenderlo e non dare nemmeno a lui la possibilità di comprendersi.
E noi siamo lì, vicino a lui, a osservarlo crescere (ringiovanire) e vivere, sino alla sua morte dimentico di tutta la sua vita quando poi “fu solo buio,  e la sua culla bianca e le facce indistinte che si muovevano sopra di lui, e il dolce aroma del latte, [e i ricordi] svanirono completamente dalla sua mente”:

Devo ammettere che non conoscevo ancora Fitzgerald, se non di fama per il romanzo “Il Grande Gatsby” romanzo che spesso mi ero detto di dover leggere, giusto per conoscere l’opera e non soltanto la sua fama, e adesso, dopo aver letto il Benjamin Button, sono sempre più convinto che apprezzerò grandemente quel romanzo.
Concludendo: se avete un paio d’euro su paypal, andate a comprare l’eBook, ne vale la pena (nonostante l’impaginazione) e il racconto merita d’essere conosciuto tanto quanto (e più) del film (ho già detto che io, il film, non l’ho nemmeno visto se non per i pochi minuti di ieri sera?).

Link all’eBook su UltimaBooks.

Link all’eBook su BookRepublic.

Link all’eBook su IBS

Link all’eBook su laFeltrinelli

Ecco, ve li ho linkati sui maggiori store, ora non avete scuse per non prenderlo.

Diario di Lettura – Gennaio 2012 (Manga, Fumetti, Comics)

Quest’anno voglio iniziarlo bene, per quel che riguarda la mia vita da aspirante (sì, come no…) blogger, per farlo cercherò (se me ne convincerò) di scrivere qui abbastanza spesso da trasformare questo ammasso di byte in vero e proprio blog.

Inizierò con lo scrivere periodicamente le mie letture, giusto perché non interessano a nessuno, tranne che a me.

Gantz: manga di Hiroya Oku, conosciuto dopo la recensione del film letta su Book and Negative (nota a margine: non ho ancora visto i tre film che compongono l’avventura live in action di questa serie), nonostante sia ancora in corso ho decido qualche giorno fa di recuperare il manga (grazie Google) e leggerlo, per vedere di cosa parlasse di preciso e per sapere cosa fosse la Katastrophe.

Che dire? Il manga è ottimo, tranne appunto che per la Katastrophe.
Sino all’ultimo capitolo, quando ancora non sai cosa sia di preciso quest’evento (sempre che quello che stia avvenendo attualmente nella storia sia l’evento, che poi magari è soltanto l’ennesimo specchietto per le allodole e c’è dietro chissà quale grande piano e segreto dietro la Sfera Nera) tutto procede alla grande, l’aura di mistero è alta, l’alienità di Gantz è gestita in maniera tale da farti chiedere a ogni sua frase “Ma cosa diavolo è?” poi, però, fanno vedere cosa c’è dentro l’Astronave e dietro le armature giganti che distruggono le città della Terra.
Un’immensa Città/Astronave (solo in misure umane, credo che in rapporto alla misura dei giganti non sia poi così grande, come residuo di una razza aliena) con immensi alieni da quattro occhi che sparano fulmini dalle dita e con l’unico scopo di conquistare la Terra.

E nonostante questa immensa (sto abusando dell’aggettivo? Sì) rivelazione faccia il suo effetto, la saga da quel momento perde gran parte del suo fascino, dando l’idea di non sapere più dove l’autore volesse andare a parare e di essersi avventurata in questa nuova epopea con l’unico scopo di far brodo.
Almeno, da quanto lasciano intendere certe affermazioni dell’autore, questa saga dovrebbe portare alla fine del manga, fine prevista per quest’anno; quindi a meno di non rigirare completamente le carte in tavola (cosa che mi auguro) saranno questi giganti con quattro occhi a portare  Gantz al gran (o immenso?) finale e a svelarcene i segreti (e qui mi domando e domando a chi ha letto il manga e dovesse trovarsi a passare da qua, gli altri, non leggete se temete uno spoiler: la gigantessa che aiuta Kei a salvare Tae, afferma che la loro razza è arrivata per conquistare il pianeta, in pessima maniera e con un utilizzo spropositato di risorse a mio modo di vedere, ma vabbé, ogni alieno è libero di sperperare le proprie risorse come vuole, comunque, dicevo: oltre alla questione della conquista la gigantessa parla anche di “immigrati alieni” venuti ad abitare sulla Terra, loro senza intenti bellicosi e qui mi chiedo e chiedo, allora i discorsi fatti da Sebastian e da Nurarihyon, che diamine volevano dire? Se erano qui solo per abitare in santa pace, perché blateravano a proposito di Dio e della sua Onnipotenza? Mah) riuscirà Hiroya Oku a far finire decentemente il manga? Spero di sì, perché se togliamo gli ultimi due/tre volumi l’intera serie è un’ottima storia che riesce a miscelare azione e trama (cose che spesso non vanno d’accordo, secondo una certa ideologia creativa odierna) in maniera egregia.

Incrociamo le dita per il futuro, che i Maya ce la mandino buona.

Per ora la concludo qua, non ho intenzione di fare un’analisi del manga e dei suoi simbolismi (bastano cinque minuti su google per trovare tutto il materiale, più o meno rilevante, a tal proposito) o analizzarne la storia più di quanto non abbia già indirettamente fatto, non al momento almeno.
Al prossimo post di Gennaio, in cui cercherò di parlare di Casa di Foglie, stavolta sì, provando a farne un’analisi o comunque a raccontare a chi non conosce il volume cosa si troverebbe ad affrontare se decidesse di iniziarne la lettura.

The Waste Land

Questo posto, mi rendo conto, è decisamente desolato, nonostante l’utilizzo che in teoria dovrei farne: metterci tutte quelle riflessioni a tema librario che non posso piazzare da nessuna altra parte perché superflue o fuori luogo.

Però mi ritrovo con un piccolissimo problema: tendenzialmente le cose interessanti da dire le strutturo di notte, mi dico che l’indomani le scriverò per postarle qui e poi… le dimentico.
O meglio, ne dimentico la forma che volevo dargli, di conseguenza, dato che non trovo più un modo per trattare l’argomento cui avevo pensato nella maniera che avevo strutturato, non ne parlo, sbagliando, lo ammetto.
Però non mi piace scrivere post come questo, pur sapendo che passano da questo blog in dieci (stranamente pur non essendoci attività riesco a raggiungere picchi di dieci visite, mi dite che ci venite a fare? A leggere l’articolo sul libro della Thomas? Almeno commentatelo, anche male, se vi intriga così tanto) e che per certi versi post come questo risultano essere catartici e aiutano a stabilire alcune delle strade che si potrebbero percorrere per dar vita a un luogo desolato.

Poi mi succede di alzare gli occhi a rileggere quel che ho scritto e vederci un immensa curva parabolica per dire che questo posto è vuoto e mi vien da darmi una manata in fronte, ma lasciamo stare, che almeno qualcosa d’interessante da dire la ho: grazie a un‘amica zombofila anche se solo come prestito di Casa di Foglie di Mark Z. Danielewski.

Sto scoprendo un libro incredibilmente interessante e strutturato su tanti livelli, un libro intricato di quelli che piacciono tanto a me.
Sin’ora sono arrivato a pagina 92 su 810 e chi legge questa frase penserà “Tutto qui?” frase alla quale rispondo “Trovate il libro e iniziate a leggerlo, dopo vedremo se è ‘tutto qui’”.
Comunque, devo dire che la lettura mi sta divertendo e ispirando su più livelli: ci sono certe immagini horrorifiche (ancora minime e acerbe, ma comunque presenti) che si rifanno a vari classici/cliché del genere, specialmente per quel che concerne le leggende metropolitane e le creepypaste (come atmosfera e struttura dei passi più inquietanti in queste prime pagine possiamo riscontrare una struttura tipica delle creepypaste più brevi e intense), ci sono, come ho accennato, più livelli strutturali (note a pié pagina sulle note a pié pagina, intromissione del commentatore del testo durante il testo, che prende il sopravvento con il racconto o dei racconti che riguardano lui direttamente e non il libro, questo commentario al mokumentary The Navidson Record…) che ne permettono la lettura da diverse angolazioni, ci sono discorsi sulla Realtà, sul Vero e sul Falso, sull’Immagine e su tutto regna l’autoreferenza che copie il libro su se stesso per esistere, Essere o forse, Non-Essere.

In pratica questo libro è un Signor Mattone, un testo che io non avrei mai dovuto perdere e mi odio per non averlo scoperto al momento della sua uscita e non essermene procurato una copia, dato che adesso è pressoché introvabile.
Se qualcuno dovesse trovarlo, se lo tenga stretto, ne vale la pena (e se non vi interessa e non vi piace, ditemelo che lo voglio io).

Piccole soddisfazioni

Riuscire a procurarsi un libro che né su eBay, né su Comprovendolibri, né su Amazon (o qualunque altra libreria online), né aNobii (tranne un utente che è quello che lo ha dato a me) si trova.

Diario di un Incubo. Taccuini 1919 – 1935.

Sclero NonMorto

Dunque.
Come iniziare uno sclero non-morto? Semplice, con una domanda ai diretti interessati che hanno causato il seguente sclero.

Carissimi zombofili o pseudo-tali, avete presente quella classicissima scena horror in cui il non-morto di turno esce una mano dalla terra del cimitero, afferrando il piede del povero (o spesso e volentieri povera) incauto che si trova lì in una notte buia e tempestosa? Sì? Davvero? Siete sicuri d’aver presente questa scena? Ok.

Allora, carissimi zombofili o pseudo-tali, mi spiegate per quale diavolo (anzi, per quale zombie) di motivo non riuscite a concepire un racconto di zombie in cui non ci sia un’infezione spargi-morbo? Riflettete un momento, ok? Supponiamo per un’istante che voi abbiate ragione e che per diventare zombie sia necessaria l’infezione e che per esserci questa sia necessaria la presenza di un virus e che per la diffusione di entrambi siano necessari i classicissimi morsi, ci siamo? Ci siete tutti? Anche tu, lì in fondo, ci sei? Brava, Giovanna.

Bene, ora mi dite in un contesto del genere come caspio ha fatto un cadavere in stato di putrefazione avanzata che si trova sei piedi sotto terra in una bara di legno (marcio o meno) a contrarre sto dannato e maledetto virus? Chi lo ha morso? Nessuno? Il virus come caspio ha fatto a infettare qualcuno che era già morto? Come? Non è possibile? E allora la scena classica dell’horror, col cimitero pieno di non-morti che escono dalle tombe per mangiare i vivi da dove viene? Ce la siamo sognata tutti in uno stato d’allucinazione collettiva? Non credo.

Credo più facilmente che da Resident Evil et simila in poi, si siano tutti scordati che per fare lo zombie non ci vuole il virus ma ci basta il morto e qualcuno (uno stregone? Un mago? Un cretino che si fa domande alle quali l’uomo non dovrebbe mai dare risposta?) o qualcosa (l’Apocalisse? La Fine del Mondo? I Maya? Assolutamente niente oltre ai morti che si ritrovano affamati della carne di noi vivi?)  che lo faccia rialzare e puff, abbiamo il non-morto.

Voi e il vostro “e come ha fatto quello a diventare zombie? Non lo ha morso nessuno, è solo morto!” mi avete rotto e sapete cosa vi auguro? Che quando vi risveglierete da non-morti vi troviate in uno di quei cimiteri coi loculi ben saldati e cementati in alte pareti, così che non possiate uscire a saziare la vostra fame di carne e possiate soffrire in eterno per i vostri appetiti consumandovi pian piano nel tentativo di abbattere la vostra prigione…

Piccolo Edit: Se non conoscete la scena del Cimitero pentitevi, inginocchiatevi sui ceci, dite tre evocazioni di Yog-Sototh e cinque di Chtulhu, sopravvivete all’ira di Nyarlathotep e dopo iniziate una maratona di film horror in salsa zombie, se dopo tutto questo siete ancora vivi e sani di mente allora potrete di nuovo considerarvi zombofili.

Roba Interessante

Sto trascurando il blog, il che è sia un bene che un male, fortunatamente mi seguo da solo (credo, non so perché continuo ad avere almeno quattro visite al giorno, mi domando chi è che lurki dato che con zero pubblicità dovrei avere zero visite, no?) quindi non è un problema.
Però approfitto di un post letto su Books and Negative in cui si pubblicizzano un paio di progetti di scrittura, il primo non mi dice granché (ma ammetto di non aver ancora letto il materiale postato, quindi parto prevenuto, le case fantasma non sono il mio genere) mentre il secondo (trovate più info ai link indicati da Books and Negative, se passate di qui e siete pigri cliccate qui o qui) mi sembra decisamente più intrigante e particolare, un po’ di pubblicità se la merita, anche se nel piccolo di sto posto non so se si possa parlare realmente di pubblicità, ma chissene io ne volevo parlare e ne parlo.

L’Isola dei Segreti – Scarlett Thomas

Quella che segue non è una recensione né è un commento, quella che segue è una follia su un libro: una bibliofollia.
Non avevo voglia di recensirlo in maniera approfondita (non ho mai questa voglia, di un libro mi basta elencare pregi e difetti in maniera obiettiva e dare spazio solo nella parte finale alla mia personale opinione, chi non crede nella mia obiettività può anche andare a farsi friggere le cavità oculari oppure leggere il libro e darmi ragione) né ritengo che un semplice commento sia sufficiente a capire questo libro, perché? Perché è abbastanza strano (come l’autrice) da dover essere capito completamente, prima di poterlo (giustamente) criticare. Piccola nota: potrebbero esserci degli spoiler.

Partiamo dalla premessa: sei tizi (“Giovani Menti Brillanti” che avrebbe reso meglio la traduzione del titolo originale “Bright Young Things” rendendo oltretutto molto più sensato l’intero il romanzo) rispondono per motivi vari allo stesso annuncio di lavoro, quando si

Il viso di questa donna m'inquieta.

presentano al colloquio vengono narcotizzati tramite del caffè e  portati su un’Isola da qualche parte nei mari della Gran Bretagna.
Non ci è dato sapere il motivo di tutto questo, lo possiamo solo supporre tramite i pochi dettagli che vengono sparpagliati nel libro dalla Thomas riguardo alle motivazioni del “Datore di lavoro” che ha messo l’annuncio, noi come anche i sei protagonisti non sappiamo niente sino alla fine del romanzo, non che alla fine sapremo qualcosa, ma avremo abbastanza materiale da poter dire “Ah, il tipo voleva fare questo allora!” e illuderci di avere ragione (io personalmente sono convintissimo d’averla, per quanto la cosa sia strana).

Come, dove e quando: tutta la storia viene raccontata in un paio di giorni, succede tutto rapidamente ma non perché l’azione è frenetica, ma semplicemente perché non succede niente di particolare se non un solo, misero, unico e solitario incidente che rovina i piani di chi ha messo l’annuncio di lavoro.
I ragazzi durante quei due giorni passano il tempo un po’ a litigare (poco, giusto all’inizio) a mangiare, dormire e giocare a “Obbligo o Verità”, quest’ultima cosa è quella che assorbe la maggior parte del romanzo in quanto è anche quella che ci permette di conoscere meglio i nostri sei giovani brillanti e le loro vite, che più leggevo più mi rendevo conto che la Thomas, essendo ai suoi primi romanzi (se non sbaglio questo è il quarto) fosse molto incapace di raccontare una vicenda con un qualche tipo di svolgimento, oppure, molto più probabile e semplice, non gliene fregasse niente.

Copertina italiana del libro.

Mi spiego: non passi 300 pagine di romanzo a descrivere le vite e le manie e le psicologie di sei personaggi distinti (brillanti e per questo emarginati e solitari rispetto alle proprie società, anche piuttosto frustrati direi) se quella che vuoi raccontare è la storia de “L’Isola dei Segreti”, secondo me a te, cara Thomas, non frega assolutamente niente di tutto ciò che non riguarda in prima persona la vita di quei ragazzi e le loro scelte e il modo in cui loro sei affrontano il mondo, il resto della vicenda? Se lo inventino i lettori, tu gli dai un paio (letteralmente) di imput e si divertano a speculare.
Leggendo i commenti al libro ho visto che tutti si son lamentati più o meno della stesse cose, cioè “vicende inconcludenti” e “mancanza di finale”  ma se vediamo la vicenda sotto questa prospettiva (quella detta poco sopra) allora le due critiche principali sfumano.
Qualcuno dice di no? Fatti suoi, veda il libro secondo quello che il libro è e non secondo quello che vorrebbe il libro fosse e ritenga incompetente l’autrice, la cosa è possibilissima e magari io mi sbaglio, forse.
Comunque.
Il romanzo si svolge tutto dentro la casa sull’Isola, di “esterne” ce ne sono poche e tranne che le prime due sono quasi tutte prive di valori reali, durante tutto il romanzo si ha l’impressione di star seguendo la diretta di un reality e di star spiando i sei tizi che confessano le proprie manie e interessi (nello stile di “Obbligo/Verità”, in pratica si parla di sesso) e quando si volta l’ultima pagina l’impressione è quella di aver cambiato canale dopo che i ragazzi hanno finito di discutere di “roba interessante” così da non aver più voglia di seguire la trasmissione, tutto questo contribuisce a dar valore all’ipotesi detta sopra e cioè che alla Thomas dell’annuncio di lavoro, dell’Isola, del tizio che li ha portati lì e del perché li ha portati lì freghi ben poco.

La copertina inglese (credo, stando a google), posso dire che se anche il titolo è tradotto alla cane la copertina nostra è migliore? Lo dico.

Il grande perché: giusto per rendere tutto più completo aggiungo la mia personale interpretazione del perché le sei giovani menti brillanti siano state portate lì.
Punto primo: la libreria nella casa è piena di libri sulle Utopie e ci sono 4 differenti versioni de “La Tempesta” (presumo che il “datore di lavoro” si sentisse tanto come Prospero).
Punto secondo: il tizio che li ha portati lì chiese loro nelle domande compilate per accedere al colloquio quale fosse la loro più grande paura, si scopre in seguito che il suddetto tizio avesse a disposizione materiale sufficiente a rendere reali le paure delle singole menti brillanti (uno aveva paura d’essere imprigionato e il tizio lo voleva chiudere in cantina, una paura degli stupri e lui era armato di tre vibratori…etc) ma muore prima di poter attuare il tutto (mi si permette di dire “che fortuna sfacciata”? Se proprio bisogna criticarlo amaramente si deve pensare a questo, quanto è credibile che proprio durante l’Esperimento il tipo subisca un infarto e muoia? Mah.
Chi lo sa, magari anche la morte del tizio era stata architettata per stimolare le paure di uno dei Sei, che aveva paura della morte).
Ipotesi uno: il tizio voleva creare i leader di un’Utopia e per farlo ha scelto sei giovani menti brillanti il cui unico problema potevano essere le loro paure, tolte quelle con delle terapie d’urto sarebbero stati perfetti e avrebbero creato un’Isola felice sull’Isola dei Segreti divenendo l’Inizio di una nuova era. La parte di quest’ipotesi da prendere sul serio esclude la questione dei leader e la nuova era, la sola idea di creare un’Utopia sull’Isola è sufficiente.
Ipotesi due: come sopra più un dettaglio aggiuntivo, il tizio che doveva praticare la terapia d’urto muore, una delle menti brillanti ha paura della morte dunque posso supporre in maniera molto intricata che il tizio si sia indotto un’infarto così da farsi scoprire dai ragazzi, far scoprire tutti i propri intrighi (gli strumenti della paura che teneva in una valigia) così che ognuno di loro venisse a scontrarsi in maniera traumatica con tutta quella roba e “superasse la paura” scegliendo (come poi faranno) di rimanere sull’Isola attuando in maniera indiretta (o diretta, se la morte faceva parte del piano) il piano di chi ha organizzato tutto l’ambaradan.
Troppo poco credibile? Forse, però mi piacciono le cose intricate e se devo scegliere un’ipotesi punto alla due.

Conclusioni: quel che ho scritto qui è davvero tanto, troppo lungo, però devo dire un’ultima cosa, nonostante tutto a me il romanzo è piaciuto e dovessi scegliere nuovamente se leggerlo o meno lo rifarei, mi rimangono i miei dubbi (non ho modo di chiedere direttamente all’autrice cosa volesse ottenere da questo romanzo) ma non fa niente, ho apprezzato comunque il “libro verde”.

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