Quella che segue non è una recensione né è un commento, quella che segue è una follia su un libro: una bibliofollia.
Non avevo voglia di recensirlo in maniera approfondita (non ho mai questa voglia, di un libro mi basta elencare pregi e difetti in maniera obiettiva e dare spazio solo nella parte finale alla mia personale opinione, chi non crede nella mia obiettività può anche andare a farsi friggere le cavità oculari oppure leggere il libro e darmi ragione) né ritengo che un semplice commento sia sufficiente a capire questo libro, perché? Perché è abbastanza strano (come l’autrice) da dover essere capito completamente, prima di poterlo (giustamente) criticare. Piccola nota: potrebbero esserci degli spoiler.
Partiamo dalla premessa: sei tizi (“Giovani Menti Brillanti” che avrebbe reso meglio la traduzione del titolo originale “Bright Young Things” rendendo oltretutto molto più sensato l’intero il romanzo) rispondono per motivi vari allo stesso annuncio di lavoro, quando si

Il viso di questa donna m'inquieta.
presentano al colloquio vengono narcotizzati tramite del caffè e portati su un’Isola da qualche parte nei mari della Gran Bretagna.
Non ci è dato sapere il motivo di tutto questo, lo possiamo solo supporre tramite i pochi dettagli che vengono sparpagliati nel libro dalla Thomas riguardo alle motivazioni del “Datore di lavoro” che ha messo l’annuncio, noi come anche i sei protagonisti non sappiamo niente sino alla fine del romanzo, non che alla fine sapremo qualcosa, ma avremo abbastanza materiale da poter dire “Ah, il tipo voleva fare questo allora!” e illuderci di avere ragione (io personalmente sono convintissimo d’averla, per quanto la cosa sia strana).
Come, dove e quando: tutta la storia viene raccontata in un paio di giorni, succede tutto rapidamente ma non perché l’azione è frenetica, ma semplicemente perché non succede niente di particolare se non un solo, misero, unico e solitario incidente che rovina i piani di chi ha messo l’annuncio di lavoro.
I ragazzi durante quei due giorni passano il tempo un po’ a litigare (poco, giusto all’inizio) a mangiare, dormire e giocare a “Obbligo o Verità”, quest’ultima cosa è quella che assorbe la maggior parte del romanzo in quanto è anche quella che ci permette di conoscere meglio i nostri sei giovani brillanti e le loro vite, che più leggevo più mi rendevo conto che la Thomas, essendo ai suoi primi romanzi (se non sbaglio questo è il quarto) fosse molto incapace di raccontare una vicenda con un qualche tipo di svolgimento, oppure, molto più probabile e semplice, non gliene fregasse niente.

Copertina italiana del libro.
Mi spiego: non passi 300 pagine di romanzo a descrivere le vite e le manie e le psicologie di sei personaggi distinti (brillanti e per questo emarginati e solitari rispetto alle proprie società, anche piuttosto frustrati direi) se quella che vuoi raccontare è la storia de “L’Isola dei Segreti”, secondo me a te, cara Thomas, non frega assolutamente niente di tutto ciò che non riguarda in prima persona la vita di quei ragazzi e le loro scelte e il modo in cui loro sei affrontano il mondo, il resto della vicenda? Se lo inventino i lettori, tu gli dai un paio (letteralmente) di imput e si divertano a speculare.
Leggendo i commenti al libro ho visto che tutti si son lamentati più o meno della stesse cose, cioè “vicende inconcludenti” e “mancanza di finale” ma se vediamo la vicenda sotto questa prospettiva (quella detta poco sopra) allora le due critiche principali sfumano.
Qualcuno dice di no? Fatti suoi, veda il libro secondo quello che il libro è e non secondo quello che vorrebbe il libro fosse e ritenga incompetente l’autrice, la cosa è possibilissima e magari io mi sbaglio, forse.
Comunque.
Il romanzo si svolge tutto dentro la casa sull’Isola, di “esterne” ce ne sono poche e tranne che le prime due sono quasi tutte prive di valori reali, durante tutto il romanzo si ha l’impressione di star seguendo la diretta di un reality e di star spiando i sei tizi che confessano le proprie manie e interessi (nello stile di “Obbligo/Verità”, in pratica si parla di sesso) e quando si volta l’ultima pagina l’impressione è quella di aver cambiato canale dopo che i ragazzi hanno finito di discutere di “roba interessante” così da non aver più voglia di seguire la trasmissione, tutto questo contribuisce a dar valore all’ipotesi detta sopra e cioè che alla Thomas dell’annuncio di lavoro, dell’Isola, del tizio che li ha portati lì e del perché li ha portati lì freghi ben poco.

La copertina inglese (credo, stando a google), posso dire che se anche il titolo è tradotto alla cane la copertina nostra è migliore? Lo dico.
Il grande perché: giusto per rendere tutto più completo aggiungo la mia personale interpretazione del perché le sei giovani menti brillanti siano state portate lì.
Punto primo: la libreria nella casa è piena di libri sulle Utopie e ci sono 4 differenti versioni de “La Tempesta” (presumo che il “datore di lavoro” si sentisse tanto come Prospero).
Punto secondo: il tizio che li ha portati lì chiese loro nelle domande compilate per accedere al colloquio quale fosse la loro più grande paura, si scopre in seguito che il suddetto tizio avesse a disposizione materiale sufficiente a rendere reali le paure delle singole menti brillanti (uno aveva paura d’essere imprigionato e il tizio lo voleva chiudere in cantina, una paura degli stupri e lui era armato di tre vibratori…etc) ma muore prima di poter attuare il tutto (mi si permette di dire “che fortuna sfacciata”? Se proprio bisogna criticarlo amaramente si deve pensare a questo, quanto è credibile che proprio durante l’Esperimento il tipo subisca un infarto e muoia? Mah.
Chi lo sa, magari anche la morte del tizio era stata architettata per stimolare le paure di uno dei Sei, che aveva paura della morte).
Ipotesi uno: il tizio voleva creare i leader di un’Utopia e per farlo ha scelto sei giovani menti brillanti il cui unico problema potevano essere le loro paure, tolte quelle con delle terapie d’urto sarebbero stati perfetti e avrebbero creato un’Isola felice sull’Isola dei Segreti divenendo l’Inizio di una nuova era. La parte di quest’ipotesi da prendere sul serio esclude la questione dei leader e la nuova era, la sola idea di creare un’Utopia sull’Isola è sufficiente.
Ipotesi due: come sopra più un dettaglio aggiuntivo, il tizio che doveva praticare la terapia d’urto muore, una delle menti brillanti ha paura della morte dunque posso supporre in maniera molto intricata che il tizio si sia indotto un’infarto così da farsi scoprire dai ragazzi, far scoprire tutti i propri intrighi (gli strumenti della paura che teneva in una valigia) così che ognuno di loro venisse a scontrarsi in maniera traumatica con tutta quella roba e “superasse la paura” scegliendo (come poi faranno) di rimanere sull’Isola attuando in maniera indiretta (o diretta, se la morte faceva parte del piano) il piano di chi ha organizzato tutto l’ambaradan.
Troppo poco credibile? Forse, però mi piacciono le cose intricate e se devo scegliere un’ipotesi punto alla due.
Conclusioni: quel che ho scritto qui è davvero tanto, troppo lungo, però devo dire un’ultima cosa, nonostante tutto a me il romanzo è piaciuto e dovessi scegliere nuovamente se leggerlo o meno lo rifarei, mi rimangono i miei dubbi (non ho modo di chiedere direttamente all’autrice cosa volesse ottenere da questo romanzo) ma non fa niente, ho apprezzato comunque il “libro verde”.
4 maggio 2011
Categorie: Bibliofollie, Recensioni . Tag:bibliofollia, L'Isola dei Segreti, libro verde, lost, newton & compton, opinione l'isola dei segreti, reality, recensione l'Isola dei Segreti, recensione Scarlett Thomas, Scarlett Thomas . Autore: Nephrem Rah . Commenti: Lascia un commento